Prospero Alpini - il quarto Prefetto dell’Orto botanico di Padova

Prospero Alpini (1553-1616) fu il quarto Prefetto dell’Orto botanico di Padova. Nel 1963, sulla base di un approfondito studio documentario, è stato possibile dimostrare che la forma corretta del suo cognome è Alpini, e non Alpino, come più comunemente si usa.

Nato a Marostica (Vicenza) nel 1553, Prospero Alpini conseguì il dottorato in filosofia e medicina nello Studio di Padova nel 1578. Nel 1580 gli si presentò l’occasione di accompagnare in Egitto, in qualità di medico, Giorgio Emo, nuovo console di Venezia. Il soggiorno di Alpini al Cairo si protrasse fino al 1584. Le molteplici osservazioni mediche e naturalistiche ivi compiute sono in buona parte contenute in tre opere pubblicate tra il 1591 e il 1592, che gli valsero la nomina a lettore dei semplici dello Studio patavino nel 1594. Alpini si dedicò con grande impegno all’insegnamento, tanto che nel 1603 fu incaricato anche della prefettura dell’Orto e dell’ostensione dei semplici.

Centro Studi

Prospero Alpini fu un personaggio di grande interesse, e per promuovere e favorire gli studi di storia della medicina e della scienza riguardanti la sua figura e la sua opera medica e botanica il 5 maggio 2006 a Marostica è stato costituito ufficialmente con atto notarile il Centro Studi Prospero Alpini, con approvazione dello statuto costituito da sedici articoli.

Le opere

Le opere e l’attività dell’Alpino riguardarono sia la botanica che la medicina e lo resero celebre in tutta Europa tanto che Albrecht von Haller lo definì medicus et botanicus celeberrimus.

Studi sulla vita

Atti del simposio ‘La personalità e l’opera scientifica di Prospero Alpini’ (Marostica, 16 giugno 1963), «Acta Medicae Historiae Patavina», 8-9 (1961-62/1962-63): contributi di L. Premuda, R. Santi, G. Ongaro, F. Di Cianni, L. Cremonini, E. De Michelini, segnalati separatamente.

Iconografia Alpiniana

Di lui è noto il ritratto giovanile, a trentun anni di età, eseguito nel 1584 da Leandro da Ponte, detto il Bassano (1557-1622), che nel 1586 glielo donò in segno di gratitudine per le cure da lui prestate presso la famiglia da Ponte.

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